domenica 6 novembre 2016

Facciamoci del male 2

Nel periodo autunnale maturano molteplici tipologie di frutti, alcuni di questi non sono particolarmente noti, sono poco comuni da reperire e rimangono in genere un po' in disparte nelle nostre tavole, ma trattati con le opportune lavorazioni, ci permettono di assaporare nel tempo i gusti e gli aromi della stagione.
Il giuggiolo è una pianta che nei nostri giardini viene coltivata principalmente per le caratteristiche rustiche e l'aspetto tortuoso e lento nella crescita. 
Nel giardino della suocera abbiamo piantato anni fa un esemplare di giuggiolo, che in autunno ci regala i suoi frutti, peccato che al momento della raccolta dobbiamo competere con i volatili approffittatori che nidificano e prolificano nei dintorni.
Un altro di questi frutti è la cotogna, detta da taluni "mela" da altri "pera",  frutto immangiabile a crudo ma che regala notevoli soddisfazioni una volta cotta, come abbiamo già raccontato lo scorso anno.


Una volta raccolte le giuggiole dalla pianta della suocera, ed integrate con i generosi contributi di alcune colleghe di lavoro, abbiamo messo insieme una adeguata quantità, necessaria per attivarci e produrre alcune specialità stagionali.
Dopo aver completando l'elenco degli ingredienti necessari, con l'acquisto di cotogne e uva bianca, abbiamo iniziato la produzione di ciò che  viene chiamato "brodo di giuggiole", secondo la ricetta emiliana-romagnola, diversa da quella padovana. 
Rispolverate in rete le informazioni necessarie, integrate con le nostre precedenti esperienze, è iniziato il lavoraccio, che consiste nel denocciolare le giuggiole, una a una, e l'uva bianca, acino dopo acino, al tutto si aggiungono le mele cotogne ridotte a pezzetti, lo zucchero, si copre con acqua ed eventualmente con vino bianco ed il lavoro a questo punto può iniziare.
Ingredienti:
1,5 kg. di giuggiole denocciolate,
0,500 kg. di cotogne a pezzi,
0,500 kg. di acini d'uva bianca, privati dei vinaccioli,
0,400 kg. di zucchero,
succo e scorza di un limone (solo la parte gialla)
acqua e vino bianco, sino a coprire il tutto. 


In un capace recipiente si pone la frutta e si ricopre con l'acqua; si porta a bollore e si lascia cuocere per circa 45'. 

Una volta intiepidito il composto, si passa con il passaverdura per eliminare le bucce e ottenere una crema densa.


Si rimette sul fuoco per raggiungere la densità ottimale e poi si imbottiglia.
Nel nostro caso abbiamo prodotto due versioni di brodo e sciroppo: 
- uno sciroppo dolce analcolico (solo frutta),
- uno sciroppo dolce e alcolico, con l'aggiunta di alcol alimentare (circa 25%).


Con le giuggiole rimanenti, abbiamo prodotto anche una composta (sempre con le cotogne, l'uva bianca e il limone) ed un vasetto di giuggiole aromatizzate alla grappa e buccia d'arancia.





martedì 18 ottobre 2016

Facciamoci del male 1

A volte, quando si fanno determinati acquisti, si è un po' masochisti. 
Succede che sei a casa in ferie per un giorno e quel giorno si svolge il mercato settimanale, incontri un amico e lo accompagni ad acquistare il pesce .... peccato o per fortuna ti lasci tentare da due bei granchi (Cancer_pagurus) 

... e qui comincia l'impegno per occupare un intero pomeriggio! 

Dopo adeguata cottura, armati dell'idonea attrezzatura, si comincia ad estrarre la preziosa e prelibata polpa, iniziando da chele e zampe, per finire svuotando il carapace
ed alla fine ecco la polpa pronta per condire un bel piatto di pasta:

senza farci mancare un contenitore speciale:

buon appetito!

domenica 16 ottobre 2016

Viviamo nell'indifferenza

La campagna "adotta un sucato" purtroppo non ha avuto esito positivo: nessun lettore ha aderito alla nostra iniziativa e, nonostante tutto, le piante hanno prodotto in questo breve periodo 13 kg. di frutti.
Siamo giunti oramai alla fine della stagione ed, ahinoi, una delle piante per la disperazione ha deciso di lasciarsi andare e temiamo sarà seguita a breve anche dalle altre due.


 

sabato 30 luglio 2016

Adotta un "sucato"



La pratica delle adozioni a distanza una volta era limitata al sostegno di bambini nati in realtà meno fortunate della nostra.
Recentemente assistiamo però alle adozioni più particolari: una mucca in qualche remota vallata alpina, un albero in un’area disagiata o inquinata, una pecora che rischia l’estinzione e via di questo passo.
Dopo un periodo di profonda riflessione, ho deciso anch’io di inserirmi su questo filone lanciando l’iniziativa “Adotta un sucato”.
Alle persone sensibili propongo di adottare una pianta di zucchino da poco messa a dimora. 
 

Per colpire maggiormente in profondità il loro buon cuore posso anticipare che le piante in questione presentano già i sintomi di una brutta virosi. Il loro destino è gravemente segnato.
Versando un piccolo contributo economico, meno di un caffè da macchinetta al giorno, posso garantire alle piante le cure di cui necessitano.
Fornirò loro acqua di buona qualità, in quantità adeguata e in funzione dell’andamento stagionale.
Con cadenza periodica sarà somministrato un ottimo concime per colture orticole, del quale non dico il nome per non fare pubblicità.
Provvederò, eventualmente, a intervenire con prodotti biologici, qualora insorgano delle patologie.
Sarà mia cura inviare periodicamente e con cadenza quindicinale, fotografie che documentino i progressi fatti dalle piante di zucchino nelle diverse fasi fenologiche (fioriture, allegagione, ingrossamento dei frutti, ecc.)
Per chi lo desidera, a fine stagione sarà inviato anche un vasetto contenente gli esiti della produzione.



A questo punto non posso che concludere: aderite numerosi all’iniziativa



lunedì 25 luglio 2016

Ospiti nell'orto

Tra la fauna stanziale e di passaggio, oltre alle lucertole grosse come draghi di Komodo, merli e passeracei, a volte abbiamo qualche sorpresa: un ospite inatteso, probabilmente evaso, arrivato per abbeverarsi ai gocciolatoi dell'impianto irriguo. La permanenza è stata breve e gli auguriamo una lunga libertà, compatibilmente con l'ambiente circostante ed il rapporto con le altre specie simili.
Non conoscendo noi il volatile abbiamo effettuato una ricerca nel web e risulta essere una tortora diamantina (Geopelia cuneata) originaria dell'Australia.


domenica 24 luglio 2016

Confettura per caso


La seconda domenica di giugno ci siamo recati dalla suocera per raccogliere le ciliegie selvatiche delle due piante che a suo tempo avevamo messo a dimora.
Premesso che le piante non sono mai state potate, si presentano allo stato selvaggio e di conseguenza sono soggette all’alternanza di produzione. Ciò significa che la produzione di frutta non è costante nel tempo: un anno producono molti frutti a scapito delle foglie, l’anno successivo i fattori si invertono e producono molte foglie a scapito dei frutti.
L’anno 2016 è stato sicuramente un anno di scarica e la produzione non era delle migliori, a ciò si aggiunga un andamento climatico da sempre sfavorevole, caratterizzato da frequenti periodi piovosi e temperature inferiori alla norma.
Giunti sul luogo, armati di una scala che ci permettesse di salire in sicurezza e di due capienti contenitori, abbiamo iniziato la raccolta delle drupe. Ovvero, abbiamo tentato di raccogliere qualche frutto poiché le drupe erano poche e non si presentavano bene, brutte e deteriorate da malattie fungine.
Dopo un po’ di attenta selezione dei frutti, avevamo raccolto una quantità insignificante di drupe e pure bruttine, quindi abbiamo buttato il tutto. 
Ci siamo poi ricordati che da un'altra parte del giardino c'è un alberello che fruttifica nello stesso periodo, così ci siamo diretti verso la pianta di mirabolano (Prunus cerasifera Ehrh. 'Pissardii').
Anche la pianta di mirabolano è nata spontanea, da un seme portato da un animale.
Il mirabolano, si caratterizza per le foglie di colore rossastro e delle spettacolari fioriture primaverili.
I frutti raccolti erano di dimensioni modeste, al pari di una ciliegia selvatica e non completamente maturi.




La quantità raccolta è stata sufficiente per l’attivazione di un nostro cantiere per la produzione di una confettura, ossia due kili di frutta pulita e denocciolata.
Un piccolo appunto: denocciolare due chili di drupe dalle piccole dimensioni non è particolarmente entusiasmante!
In ogni caso abbiamo ottenuto la nostra dose di confettura.



Procedure e quantità sempre le stesse:
2 kg. di frutta pulita;
1 kg. di zucchero;
2 buste di pectina;
un po’ di succo di limone per addensare.

Il prodotto ottenuto è leggermente fluido, di un bel colore rossastro, dal gusto dolce e acidulo nello stesso tempo.

Giudizio: buono!
Cercando in internet ho letto che questa confettura si può abbinare ai piatti di carne lessa, forse per quell’effetto dovuto alla componente aspra.