venerdì 24 giugno 2016

Facciamoci una birra

Molto prima che diventassero di moda le birre artigianali, ad un nostro amico fu regalato un kit per la produzione di birra, venimmo a scoprire così che a pochi chilometri da casa nostra esisteva uno dei maggiori importatori e distributore in Italia di malti per produzione casalinga. E noi potevamo forse farci scappare questa occasione di provare un fai-da-te godereccio come la birra?
Così fu che, ad inizio 2001, acquistammo il kit e le prime varietà di malti e ci dedicammo alla scoperta delle fermentazioni casalinghe. 

La nostra produzione è tutt'ora piuttosto saltuaria, concentrata in periodi dove le temperature ambientali sono favorevoli alla fermentazione, cioè primavera o autunno, in quanto d'estate la reazione chimica potrebbe essere troppo  tumultuosa, mentre d'inverno richiede tempi molto più lunghi.
Prevedendo l'avanzare della bella stagione il 1° maggio abbiamo messo in cantiere una birra weizen, poi invece, complice una serie di vicissitudini e la temperatura in casa che non ha mai superato i 21°, la birra ha avuto una fermentazione lunga ed è stata imbottigliata il 2 giugno, con risultati comunque apprezzabili.
 
Gli ingredienti:
una confezione di estratto di malto luppolato

una bustina di lievito (contenuta nel kit del malto)
26 lt. acqua
1 kg. zucchero

le istruzioni sul procedimento sono spiegate molto bene qui sul sito del distributore


le fasi in modo sintetico sono le seguenti:






 

1 - dopo aver sanificato (tramite soluzione di metabisolfito) ed asciugato il fermentatore e relativi attrezzi, si versa all'interno 1 kg. di zucchero semolato

2 - si pone sul fuoco una pentola riempita a metà di acqua, all'interno verrà messo il barattolo di malto che con il calore acquisterà una consistenza più fluida


3 - in un'altra pentola si portano a bollore circa 5 litri di acqua 
 

4 - Si versa l'acqua bollente della seconda pentola nel fermentatore e si fa sciogliere lo zucchero






 


 


5 - Si versa il malto fluidificato nel fermentatore e si mescola accuratamente 



6 - Si aggiunge acqua a temperatura di rubinetto, continuando a mescolare, fino al raggiungimento della quantità segnata sulle istruzioni del kit di malto, nel nostro caso fino ad arrivare a 40 pinte che corrispondono a 23 litri.

Come si può vedere dalla foto, abbiamo aggiunto più acqua della dose prevista, ottenendo in modo non voluto una birra leggermente meno alcolica.

Alcuni kit per birre più alcoliche, tipo le trappiste del Belgio, prevedono 9 o 18 litri di acqua, donando al prodotto finale una bella gradazione da doppio o triplo malto.








7 - si controlla la temperatura sul termometro applicato, oppure per i più precisini utilizzando un termometro alimentare, e si aggiunge il lievito al raggiungimento della temperatura consigliata sulle istruzioni.


 



8 - si tappa con il coperchio, si applica il gorgogliatore, si inserisce nel gorgogliatore la giusta quantità di soluzione sterilizzante, affinchè il liquido nella sepentina isoli il fermentato dall'ambiente esterno, permettendo invece all'anidride carbonica che si sviluppa di uscire all'esterno

9 - si lascia fermentare per circa 7/10 giorni, a seconda della temperatura ambiente ed, una volta verificata la densità raggiunta, tramite il densimetro, si potrà procedere con l'imbottigliamento.

















10 - preparare sanificate e sgocciolate il quantitativo di bottiglie necessarie al volume di liquido preparato; si versa all'interno un misurino di zucchero e si provvede ad imbottigliare
Prosit!

 

venerdì 17 giugno 2016

Giugno, il mese delle zucchine



Tra le colture dell’orto, del nostro micro orto, nel mese di giugno domina la zucchina. È la prima specie che arriva a produrre, anche senza particolari forzature.

Da alcuni di giorni abbiamo iniziato le raccolte, siamo quasi in linea con le produzioni standard.

Quattro piante, per tre persone sono più che sufficienti.

Sulle produzioni torneremo in seguito.


Il bello dell’orto famigliare è questo:

1 - zucchine raccolte alle ore 11,00
2 - preparate e cucinate alle ore 11,30 


 3 - Consumate alle 12.30 con una grattugiata di zenzero fresco




giovedì 16 giugno 2016

Progressi nell'orto

Il due di giugno abbiamo raccolto i primi frutti prodotti dalle piante messe a dimora a fine aprile  
al 15 di maggio le piante di zucchina si presentavano così:
 mentre al 29 maggio:
 

per facilitare la raccolta sono stati infissi nel terreno tre sostegni,  in modo che la pianta si possa sviluppare in verticale. Si ottiene così l'occupazione di minore spazio nella parcella, la raccolta degli zucchini viene agevolata, evitando il più possibile il contatto con la pungente peluria che si sviluppa nei gambi e, nell'eventualità che le piante vengano aggredite da malattie fungine, si andranno ad eliminare le foglie inferiori, limitando il contagio.


domenica 29 maggio 2016

Millefoglie



Questa è la torta per eccellenza, almeno a casa nostra. E’ la torta preferita da Michele, che ha un trascorso da giovane garzone in pasticceria, ed è anche la mia, ricordo di quando da bambina andavo in pasticceria con mio padre. Una delle mie paste preferite era la “bomba”; il piccolo dolce era composto da due dischi di pasta sfoglia che durante la cottura si gonfiavano e diventavano di una consistenza croccante, friabile e leggera, venivano poi farciti con crema al burro e la stessa crema spalmata leggermente all’esterno e il cilindro rotolato poi tra le briciole di pasta sfoglia, era completato sulla superficie con una spolverata di zucchero a velo.

Nella pasticceria nella quale prestava la sua opera Michele, sostanzialmente la millefoglie aveva la stessa struttura della piccola “bomba”, anche se svariati chilometri separano le nostre città di origine.

Premesso che non siamo abituali consumatori di torte in pasticceria, è capitato però, che in particolari occasioni, abbiamo delegato i professionisti in materia per avere un dolce, come la millefoglie, per la quale la preparazione casalinga ci sembrava troppo complessa rispetto le nostre capacità e, soprattutto, un azzardo per la riuscita di un evento.

Ad ogni modo, quali siano le sue origini storiche, anche una semplice torta millefoglie può essere costruita in modi diversi da ogni artigiano che la prepara. Nelle botteghe della nostra città la millefoglie veniva preparata con due dischi di pasta sfoglia farciti di crema pasticcera. Alcune pasticcerie proponevano all’interno anche uno strato di pan di spagna.

Buone, non c’è che dire, ma da consumare nella stessa giornata, altrimenti il giorno successivo l’umidità della crema e della bagna, ammosciava la sfoglia.

Un bel giorno così mi sono decisa a sperimentare e, come primo tentativo ho utilizzato la pasta sfoglia surgelata, nei successivi invece, ho preso coraggio e sono partita dalla base.

Ecco la ricetta:

Base

pasta sfoglia surgelata 3 fogli oppure 500 g. di pasta sfoglia autoprodotta 

 

Scongelare 3 fogli di pasta e tirarli leggermente con il mattarello;

cuocere come da istruzioni dopo aver punzecchiato la superficie con la forchetta. 


Affinché la pasta sfoglia risulti saporita e friabile è bene che prenda un bel colore ambrato/brunito.





 



Crema pasticcera            
6 tuorli

170 g. di zucchero

80 g. di farina o fecola

½ l. di latte

zucchero vanigliato

scorza di limone

un pizzico di sale



Scaldare il latte; quando è in ebollizione, aggiungere lo zucchero vanigliato e la scorza di limone. Lavorare a lungo le uova con lo zucchero; quando sono ben montate e spumose, incorporare la farina o la fecola che è più leggera. Passare il tegame a fuoco molto basso e mescolando continuamente versare il latte caldissimo, poco alla volta (filtrando attraverso un colino per non far cadere le scorze di limone). La crema si addenserà. Metterla in una terrina e lasciarla raffreddare mescolando di tanto in tanto oppure mettere un foglio di pellicola a contatto. (la crema una volta raffreddata dovrà risultare ben soda)



Crema al burro 

160 g. di zucchero a velo

2 chiare d’uovo

160 g. di burro morbido

Sciogliere in un pentolino, a fuoco basso, 60 g. di zucchero ed un cucchiaio d’acqua, portare a bollore e spegnere dopo 3 o 4 minuti (dovrebbe raggiungere 121°). Nel frattempo montare a neve le chiare d’uovo, unire il resto dello zucchero e continuare a montare a neve fermissima. Versare lo sciroppo a filo sottile nell’albume continuando a mescolare con le fruste, finché il composto sarà freddo. Unire poco a poco il burro ammorbidito: non sono necessarie le fruste elettriche per amalgamare, l’importante è che venga ben inglobato.

Pareggiare con un coltello dentato la pasta sfoglia in modo da ottenere delle basi di pari dimensioni. 
Dopo aver amalgamato delicatamente la crema pasticcera alla crema al burro, distribuire un primo strato di crema, coprire con la seconda sfoglia, distribuire un secondo strato, coprire con la terza e rifinire con il composto rimasto sulla superficie ed eventualmente sui bordi. 

Sbriciolare i ritagli di pasta sfoglia avanzati e mescolarli con la granella di nocciole tostate, distribuendo uniformemente sulla torta. Completare con scaglie o riccioli di cioccolato fondente. 


Guarnizione        granella di nocciole tostate e scaglie di cioccolato fondente



 



Per quanto riguarda la cottura della sfoglia, i consigli in rete sono molto variabili, ma non ho trovato nessuno che spieghi per quale motivo si utilizza una temperatura piuttosto che un’altra.

Secondo le mie osservazioni, con la cottura a temperatura 200-220° si otterrà una sfoglia alta, mentre per la torta in questione sarebbe meglio ottenere uno strato basso, possibilmente omogeneo nello spessore, ben sfogliato e questo risultato l’ho ottenuto usando una temperatura a 170-180°.  Per fare in modo che il ripieno non inumidisca la sfoglia, sul lato che andrà a contatto con la crema, si spolverizza con zucchero a velo che poi, in cottura, andrà a sciogliersi diventando caramello e costituirà un velo protettivo.







mercoledì 18 maggio 2016

Confettura di mele e fiori di robinia

Domenica pomeriggio eravamo intenti a preparare una salsa dolce di melanzane.
Effettivamente maggio non è proprio il mese della melanzana, però, per un mistero del tutto commerciale, in questo periodo le melanzane hanno un prezzo inferiore a quelle vendute in piena estate e, di conseguenza, la salsa la prepariamo adesso.
Mentre si lavorava “alacremente”, nel naso avevo ancora il profumo dei fiori di robinia che mi aveva accompagnato nella passeggiata mattutina.
Ebbi perciò un’intuizione e pensai che si poteva utilizzare il profumato fiore della robinia per aromatizzare la confettura di una frutta neutra quale la mela.
Il primo stadio fu quello di recuperare una quantità adeguata di fiori.
Durante la pausa pranzo del lunedì, nella passeggiata post prandiale, ebbi modo di appurare che i fiori delle piante che trovavo erano già sfioriti, ad eccezione di pochi piccoli grappoli, con i quali si poteva ottenere una modesta quantità di prodotto.
Martedì pomeriggio salii sulle colline fuori porta e fui felice nel constatare come lo sviluppo dei fiori fosse in ritardo rispetto a Mestre, sede di lavoro.
Giunto sul luogo prescelto, la visione fu spettacolare, la quantità di grappoli fioriti era tale che la collina di fronte a quella dove ero salito risultava completamente bianca!
L’entusiasmo durò poco, poi mi scontrai con la dura realtà: non avevo considerato che la robinia è un albero e i primi grappoli di fiori si trovavano a un’altezza non compatibile con la mia.
Cercando e camminando un po’ trovai dei giovani esemplari e aiutandomi piegando i rami più flessibili, raccolsi una quantità di fiori ritenuta adeguata per la prova.

Due avvertenze generali:
- se potete, evitate di raccogliere i fiori ai bordi delle strade o in prossimità di luoghi potenzialmente inquinati;
- durante la raccolta dei grappoli, prestate attenzione a dove mettete le mani perché non sarete gli unici interessati ai fiori: api, cimici, formiche e altri insetti che non sono riuscito a identificare son quelli che ho trovato e, in parte, portati anche a casa!

Giunto a casa ho provveduto a stendere i grappoli per facilitare l’evaporazione dell’umidità residua. 


Successivamente, abbiamo iniziato a staccare i fiori dal grappolo e selezionato i migliori, evitando di larvarli. 

Non avendo mai prodotto nulla di simile, abbiamo ritenuto che una quantità del 10% di fiori potesse essere sufficiente per dare aroma e profumo alla confettura. Conseguentemente, 200 gr. di fiori sono finiti nel frullatore con un po’ di zucchero e di acqua per facilitare l'impasto.

Una quantità di fiori ancora chiusi li abbiamo tenuti da parte.

Quantità:
- 2 chili di mele pulite;
- 2 etti di fiori di robinia;
- 1 kg di zucchero;
- 2 buste di pectina;

Per la preparazione della confettura si procede come già indicato in altre occasioni.


Poiché mi piaceva l’idea che i fiori si potessero anche vedere, oltre che a sentirli all’olfatto e al gusto, a fine cottura abbiamo integrato la confettura con un po’ di quei fiori non sbocciati che avevamo tenuto da parte.

Assaggiando la porzione rimasta dopo l'invasatura, la confettura risultava piacevole e ricordava il miele di acacia.

I fiori rimasti, che ci spiaceva buttare, li abbiamo utilizzati con una frittata e nel risotto, dove in entrambe le preparazioni il profumo ed il gusto del fiore di robinia si sono conservati.

martedì 17 maggio 2016

Baccalà - pulizia e cottura


Dopo tre giorni di ammollo, nel nostro caso non avendo avuto tempo sono slittati a quattro, il nostro pesce è stato accuratamente preparato togliendo pinne, lisca centrale e tutte le altre spine visibili. C'è da dire che con il tipo di cottura lenta e prolungata che prevede la nostra ricetta, le eventuali spine residue diventano tenere e commestibili.

Senza nulla togliere alla Confraternita del Bacalà ed alla sua ricetta, pur discostando di poco da quella convalidata dai loro studi, nel Veneto ognuno ha la sua ricetta ed anche noi abbiamo elaborato la nostra.
Ingredienti:
baccalà ammollato
cipolla bianca
olio extravergine di oliva 
burro
acciughe sott'olio
farina
grana padano
latte
le quantità sono variabili a seconda del peso e delle dimensioni del pesce che abbiamo a disposizione; si potrebbe tradurre in "quanto basta" o "a occhio" 
In un'ampia pentola, nel nostro caso diametro 50 cm., mettiamo un po' di olio extravergine di oliva ed un pezzo di burro e poniamo sul fuoco del fornello 
aggiungiamo la cipolla tritata e facciamo rosolare delicatamente a fuoco basso,
aggiungendo anche alcune alici sott'olio; nel frattempo infariniamo i pezzi di baccalà in una miscela di farina e grana padano, ponendoli uno accanto all'altro nella nostra teglia. Dopo una breve rosolatura, girando delicatamente i pezzi da entrambe le parti, copriamo tutto con latte fresco, che abbiamo riscaldato salandolo, ed integriamo con altro olio extravergine di oliva. Una volta attivato il bollore, trasferiamo la nostra pentola in forno preriscaldato a 150° e lasciamo "pipare"...

fino alla cottura
è d'obbligo l'accompagnamento con la polenta, nel nostro caso l'abbiamo posta in "forma" in una tortiera a ciambella e successivamente riempito il centro con il baccalà


domenica 8 maggio 2016

Baccalà - preparazione

Da buoni veneti non ci facciamo mancare ogni tanto un bel piatto di baccalà.
In città c'è un negozio specializzato in cui si può trovare il baccalà già ammollato pronto da cuocere, ma da piatto povero qual era parecchi anni fa, si è via via incrementato il prezzo in modo notevole, di conseguenza se si vuole risparmiare un po' si possono acquistare i pesci conservati sottovuoto e procedere per tempo alla preparazione.
Per evitare odori spiacevoli in casa, abbiamo pensato bene di segare lo stoccafisso in tranci, in modo tale da essere inseriti nella nostra pentola a pressione ed una volta coperti di acqua, li si possa chiudere in modo ermetico.
L'acqua andrà cambiata tre volte al giorno per tre giorni consecutivi ed alla fine si otterrà il nostro pesce reidratato.




fra tre giorni, vi mostreremo il seguito con la pulitura e la cottura.